

"L'arte è il linguaggio delle sensazioni. Pochi artisti, nella "Storia Universale dell'Arte", hanno avuto come Francis Bacon la consapevolezza dell'irriducibilità dell'opera d'arte al concetto, alle parole e al "linguaggio". Velázquez, Ingres, Cézanne e, in una continuità non solo "ideale", Bacon, hanno espresso attraverso la pittura proprio questa necessità di comunicare "direttamente al sistema nervoso", evitando "il fastidio di una storia da raccontare", elevando un monumento alla sensibilità e alla sensazione, e a quella che sembra essere stata, nella consapevolezza dei suoi interpreti più eminenti, un'arte "estesiologica".
Non solo. Bacon è anche l'artista che più di ogni altro ha saputo mantenere una continuità storica con la grande tradizione rappresentativa; la sua "classicità" consiste proprio nel sottrarre alla rappresentazione il suo valore di rappresentazione "di...", per riproporla come solo "rappresentazione". La sua pittura vive, cioè, della felice intuizione del "doppio", della "potenza" di sé o dell'affermazione stereotipa delle forme costituite della pittura. Non si tratta più di una mera "ripetizione differente" dei modelli e delle formule tradizionali, ma di una riproposizione dei modelli "in quanto tali"; non più, cioè, di "neoclassicismo", ma di "deuteroclassicismo".
Attraverso la forma asistematica di appunti e note di lavoro, l'autore affronta gli aspetti salienti della poetica del grande pittore anglo-irlandese del secolo scorso, in un dialogo in distans con uno degli artisti più innovativi del panorama artistico contemporaneo. "
"L'artista è il creatore della bellezza.
Rivelare l'arte senza rivelare l'artista, è il fine dell'arte.
Chi può incarnare in una forma nuova, o in una materia diversa, le proprie sensazioni della bellezza è un critico.
Tanto la suprema quanto la infima forma di critica sono una specie di autobiografia."
(O. Wilde)
"Senza dubbio noi siamo carne, siamo potenziali carcasse. Ogni volta che mi reco dal macellaio mi stupisco sempre del fatto di non trovarmi lì, al posto dell'animale"
F.Bacon
Non solo. Bacon è anche l'artista che più di ogni altro ha saputo mantenere una continuità storica con la grande tradizione rappresentativa; la sua "classicità" consiste proprio nel sottrarre alla rappresentazione il suo valore di rappresentazione "di...", per riproporla come solo "rappresentazione". La sua pittura vive, cioè, della felice intuizione del "doppio", della "potenza" di sé o dell'affermazione stereotipa delle forme costituite della pittura. Non si tratta più di una mera "ripetizione differente" dei modelli e delle formule tradizionali, ma di una riproposizione dei modelli "in quanto tali"; non più, cioè, di "neoclassicismo", ma di "deuteroclassicismo".
Attraverso la forma asistematica di appunti e note di lavoro, l'autore affronta gli aspetti salienti della poetica del grande pittore anglo-irlandese del secolo scorso, in un dialogo in distans con uno degli artisti più innovativi del panorama artistico contemporaneo. "
"L'artista è il creatore della bellezza.
Rivelare l'arte senza rivelare l'artista, è il fine dell'arte.
Chi può incarnare in una forma nuova, o in una materia diversa, le proprie sensazioni della bellezza è un critico.
Tanto la suprema quanto la infima forma di critica sono una specie di autobiografia."
(O. Wilde)
"Senza dubbio noi siamo carne, siamo potenziali carcasse. Ogni volta che mi reco dal macellaio mi stupisco sempre del fatto di non trovarmi lì, al posto dell'animale"
F.Bacon
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