Trattini bianchi, lunghi, rettangolari. Come se l’ingoiasse. L’ingoiasse aumentando l’impulso ad ingerire sempre di più, dando la stura alla bulimia perfettamente umana inespressa altrove.
Viene a mancare il contorno di tutto questo, l’asfalto sembra dissociarsi piano dai trattini lasciando una eco, un piano nebuloso che si dissolve adagio, con eleganza e disinvoltura. Livello dopo livello questa terra porosa si sfalda, si allontana dalla memoria, slega i legami che sostengono i trattini divisi fra loro, concedendo l’umidore del sogno e della paranoia.
E questa unica striscia bianca acquista in solidità e in forza, sempre più dritta, rigida, inarrestabile. Guadagna terreno sulla volontà di lui, che non inghiotte più, ma viene invece preso, costretto a subire la costante penetrazione attraverso la bocca, attraverso l’ano, attraverso la piccola fessura in punta di pene dove lei s’infila e risale i canali, si snoda fra le strettoie, si ricongiunge a se stessa al crocevia dello stomaco.
Non ha odore pare. Lui non si accorge se c’è un odore che lo attraversa. Si potrebbe riconoscere al massimo una temperatura, una temperatura fresca, non proprio un odore. Sa di coca forse, ha la stessa umidità, la stessa del deposito di ghiaccio sulle grate di un frigo da sbrinare. No, non ha odore, suono, colore, consistenza. Solo, tiene in sè il retaggio di tutto questo.
Forse si fermerebbe lui se investisse qualcuno, se venisse strappato via da questo canale di scolo per l’energia e l’anima per essere gettato in qualcosa di più cruento, qualcosa capace di colpirlo e trattenerlo dalla corsa.
Striscia bianca che lo attraversa come se lui fosse un fantasma, odore anestetizzante.
Veloce, veloce, veloce. Tanto veloce da esser lento, neppure un poco al passo col pensiero . Eppure le sensazioni e la pelle della strada si strofinano, sono abbastanza vicine da strofinarsi l’una contro l’altra di tanto in tanto. Non si può propriamente dire che non vi sia contatto, non si potrebbe propriamente dire che non pensi a nulla quel mezzo uomo lì, che sbava su se stesso con la testa ciondoloni e gli arti come molluschi, e distanze che pendono dagli occhi.
Un embrione sembra, più che un mezzo morto.
sabato 8 marzo 2008
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